AUTORE: Io (?)

TITOLO FILM: Phenomena
RECENSIONE:
Il regista Dario Argento con questo film ritorna all’horror, dopo la breve, ma efficace, parentesi con Suspiria (1977) e Inferno (1980). Infatti, dopo i due titoli appena citati, il regista sembrava ritornare ai canoni tipici del thriller, genere che aveva lanciato la sua carriera agli inizi degli anni 70 e che l’aveva fatto conoscere in tutto il mondo, girando Tenebre (1982) sanguinoso e agghiacciante giallo che ispirò persino Brian De Palma. Però il regista, sorprese il pubblico ancora una volta con “Phenomena”, una fiaba dark venata di horror, secondo i fan: uno degli ultimi capolavori del cineasta, prima del lento ed inesorabile declino finito con i deludenti Il Cartaio e La Terza Madre, e a detta di alcuni rappresentato come un “remake non ufficiale” di Suspiria, girato alcuni anni prima.
In effetti, ad essere sinceri, i soggetti dei due film, all’apparenza appaiono molto simili tra loro, ma bisogna sottolineare che lo svolgimento di tutta la vicenda è molto differente. Mentre Suspiria era un capolavoro di regia e fotografia che ambiva a terrorizzare con le colonne sonore dei Gobin opprimenti e cariche di melodia, Phenomena invece è sempre una fiaba horror ma che pone l’accento sul rispetto per la natura, dove in questo film diventa la sola e vera protagonista assoluta: le foreste, i boschi, le vallate, le cascate, gli animali… all’apparenza tutto sembra dolce e delicato, ma in realtà il male regna padrone anche qui, niente e nessuno può sfuggire dal male, esso contamina tutto, dalle metropoli, alle baite dei boschi, e tutti, persino delle povere fanciulle innocenti, diventano vittime del carnefice.
Il cast, che nei film di Argento non ha mai brillato, qui è veramente di alto livello: da ricordare la bellissima Jennifer Connelly nei panni della protagonista che il regista l'ha voluta a tutti i costi dopo aver visto la sua prova nel capolavoro di Leone “C'era una volta in America”, l’entomologo Donald Pleasence, una vera e propria icona dell’horror e dei B-Movie, grazie alla saga di Halloween e al Signore del Male, passando per Daria Nicolodi in un ruolo molto difficile, ma interpretato in modo eccelso, finendo con camei di Fiore Argento, la figlia del regista, nella scandalosa scena del primo omicidio e di Dalila di Lazzaro nel ruolo della preside del collegio.
Gli effetti speciali (Antonio Corridori – Sergio Stivaletti – Luigi Cozzi) sono ottimi, soprattutto nella scena in cui Jennifer viene derisa dalle compagne: tutte le scene con protagonisti gli insetti vennero "risolte" da Cozzi con della polvere di caffè rovesciata nell'acqua e il finale mozzafiato è un tripudio di effetti splatter ben realizzati (da antologia l’intera sequenza, in cui Jennifer cade nel pozzo pieno di vermi e scheletri), di luci, colori e riflessi ben dosati da Argento.
Vero anche che alcuni critici hanno affermato la flessibilità della sceneggiatura, ridotta all’osso, ma i film di Argento colpiscono di più sulla spettacolarizzazione, sui virtuosismi, sulle soggettive della ragazza, corridoi, scale e palazzi illuminati da una luce irreale e onirica, sui piani sequenze, ancora una volta sulla colonna sonora di Claudio Simonetti (non i Goblin) e inoltre sottolinea gli omicidi con una musica mai usata prima: la musica metal per le scene violente, utilizzando gruppi famosi come “Iron Maiden” e “Motor Head”.
E' un film in puro stile argentiano anche sul tema della diversità che il regista pone sempre molta attenzione. L'emarginzione sociale, la solitudine, l'amicizia, ma anche gli inganni e le sofferenze, la protagonista soffre di insonnia e comunica meglio con gli animali che con gli esseri umani, un entomologo solo e abbandonato da tutti tranne che dalla sua scimmietta. Temi molto cari al regista che riproporrà anche in futuro: certi personaggi erano vittime di un infanzia disagiata, di anoressia o crisi suicide, o di un'omosessualità repressa lungo gli anni, di una violenza carnale o di una semplice deformità facciale, e accade spesso che l'assassino, mentre lungo il film è immortalato come una bestia feroce e intelligente, alla scoperta dell'idenità e del movente si rivela in realtà un personaggio frustrato che non viene mostrato con disprezzo, ma che fa quasi solidarietà e compassione. In una sola parola: talento. Talento di mescolare le carte a proprio piacere. Talento di giocare e ingannare lo spettatore. Talento che ha il regista, o meglio dire che aveva.
In definitiva, “Phenomena” è consigliato non solo agli horror fan, ma in particolare a che cerca in un film, non solo le scene gore, ma anche emozioni, quelle vere, che solo pochi registi ci potranno regalare, e uno di questi è senz’altro Dario Argento.
Voto: 8